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Rinuncia al finanziamento soci: aspetti fiscali, contabili e novità giurisprudenziali

Rinuncia al finanziamento soci: aspetti fiscali, contabili e giurisprudenza

La rinuncia da parte del socio a un finanziamento precedentemente concesso alla società è un’operazione che presenta profili estremamente delicati, sia sul piano civilistico che su quello fiscale. Affinché tale rinuncia non generi effetti impositivi inattesi o sopravvenienze attive tassabili per l'azienda, è fondamentale seguire precise accortezze formali e sostanziali.

Aspetti formali e contabili: i documenti necessari

Trattandosi di una scelta unilaterale del socio, anche la rinuncia (totale o parziale) deve essere comunicata alla società in forma scritta, preferibilmente con data certa (ad esempio tramite PEC). La società, dal canto suo, deve prenderne atto ufficialmente e registrare correttamente l’operazione in contabilità.

I documenti minimi obbligatori da predisporre sono:

  • Comunicazione ufficiale del socio di rinuncia al credito;

  • Presa d’atto formale da parte dell’organo amministrativo della società.

Effetti fiscali della rinuncia per il socio e la società

Dal 2016, con le modifiche introdotte dal D.Lgs. 147/2015, il regime fiscale della rinuncia è stato profondamente aggiornato:

  • Per la società: La rinuncia è considerata sopravvenienza attiva (e quindi tassata) solo per la parte che eccede il valore fiscale del credito. Il socio è tenuto a comunicare tale valore alla società tramite dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. In assenza di questa comunicazione, il valore fiscale viene considerato pari a zero, con il rischio di una tassazione integrale per l'impresa.

  • Per il socio: La rinuncia incrementa il costo fiscale della partecipazione nei limiti del valore fiscale del credito stesso. Questo aspetto diventa fondamentale in caso di liquidazione o cessione della società, poiché l’eventuale plusvalenza da partecipazione viene tassata solo per la parte che eccede tale valore aumentato.

Rinuncia agli interessi: le novità della giurisprudenza recente

In caso di finanziamenti fruttiferi, la rinuncia può riguardare anche gli interessi maturati e non riscossi. Su questo tema, la Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Lombardia (sentenza n. 465/2025) ha recentemente accolto il ricorso di una società che aveva richiesto il rimborso delle ritenute sugli interessi, proprio a seguito della rinuncia del socio.

La decisione si fonda sul principio stabilito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 16595/2023), secondo cui la rinuncia agli interessi da parte del socio non comporta più l’obbligo di assoggettarli a ritenuta fiscale.

Viene così definitivamente superata la vecchia interpretazione dell’“incasso giuridico” precedentemente sostenuta dall’Agenzia delle Entrate, eliminando una volta per tutte il rischio di doppia imposizione (o "salto d’imposta").

Conclusioni: l'importanza di una gestione professionale

La rinuncia al finanziamento da parte del socio è un’operazione con impatti patrimoniali significativi. La recente evoluzione normativa e giurisprudenziale fornisce maggiore chiarezza e tutele, ma resta indispensabile un corretto inquadramento documentale per blindare l'operazione da futuri controlli ed evitare sanzioni.

Pubblicato il: 17 Giu 2025 | 13:17