News Dario Lenarduzzi gestione del rischio fiscale scaled

Gestione del rischio fiscale: nuove opportunità per rafforzare la governance aziendale

Con l’introduzione del regime opzionale per la gestione del rischio fiscale, anche i contribuenti che non possiedono i requisiti per aderire all’adempimento collaborativo (cooperative compliance) possono oggi beneficiare di un modello strutturato per la prevenzione dei rischi tributari, rafforzando al contempo la propria governance aziendale.

A supporto dell’attuazione del regime opzionale, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato, lo scorso 9 luglio, un apposito decreto. A questo si affiancano le linee guida integrate, da ultimo, con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 9 agosto 2025, sviluppate nell’ambito del tavolo tecnico con l’OIC.

Elemento centrale di questo nuovo approccio è l’adozione di un Tax Control Framework (TCF): un sistema interno di rilevazione, misurazione, gestione e controllo dei rischi fiscali. Tale sistema, per produrre effetti giuridici, deve essere preventivamente istituito, certificato, mantenuto e aggiornato secondo quanto previsto dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate n. 5320/2025 (per il settore industriale) e del 7 agosto 2025 (per il settore assicurativo).

Le 4 aree chiave del TCF

Il TCF si configura come un insieme coordinato di strumenti, norme e presidi organizzativi volto a prevenire violazioni fiscali attraverso un processo strutturato. Le aree operative principali sono:

1. Ambiente di controllo, che include anche la definizione della strategia fiscale aziendale;
2. Governance del sistema, con l’assegnazione di ruoli e responsabilità secondo il modello delle tre linee di controllo;
3. Tax Risk Assessment, ovvero il processo di identificazione, valutazione e gestione dei rischi fiscali;
4. Meccanismi di monitoraggio, volti a garantire l’efficacia e l’aggiornamento continuo del sistema.

Vantaggi concreti: effetti premiali e benefici indiretti

L’adesione al regime opzionale comporta importanti effetti premiali, tra cui:

• Esclusione delle sanzioni amministrative per le violazioni derivanti da rischi fiscali comunicati preventivamente mediante interpello (art. 11, Legge 212/2000)
• Non punibilità penale per il reato di dichiarazione infedele (art. 4, D.Lgs. 74/2000) in presenza di preventiva istanza di interpello su elementi attivi fiscalmente rilevanti;
• Riduzione del contenzioso tributario e maggiore certezza nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria.

Accanto a questi effetti, il TCF favorisce anche benefici indiretti ma strategici, come:

• Una gestione più efficiente e strutturata delle attività fiscali
• Il miglioramento del profilo di governance, rilevante in ottica di rating ESG e sostenibilità
• L’integrazione con i modelli ex D.Lgs. 231/2001, potenzialmente idonea ad escludere la responsabilità amministrativa da reato.

Una prospettiva per le PMI

Il regime opzionale si rivolge in particolare alle imprese di medie dimensioni, per le quali il TCF rappresenta uno strumento accessibile e di grande valore aggiunto. In questo senso è auspicabile – come già ampiamente richiesto e suggerito – l’introduzione di aggiornamenti normativi concreti per rendere il TCF più semplice e meno oneroso, mantenendone l’efficacia.

Il nuovo scenario normativo rappresenta un’opportunità per tutte le imprese che intendono evolvere verso una gestione fiscale responsabile, trasparente e integrata nella governance aziendale.

Pubblicato il: 19 Ago 2025 | 12:36