La nuova base imponibile IVA delle permute dal 2026: cosa cambia
Dal 1° gennaio 2026 cambiano le regole per la determinazione della base imponibile IVA nelle operazioni di permuta. La novità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) con l’obiettivo di adeguare la normativa italiana alla disciplina europea e superare alcune criticità interpretative che negli anni hanno generato dubbi applicativi.
La riforma modifica uno degli aspetti più delicati delle operazioni permutative: il criterio con cui determinare la base imponibile su cui calcolare l’IVA.
Base imponibile IVA nelle permute: il regime fino al 2025
Fino al 31 dicembre 2025, nelle operazioni di permuta la base imponibile IVA viene determinata facendo riferimento al valore normale dei beni o dei servizi oggetto dello scambio. Secondo l’art. 14 del D.P.R. 633/1972, il valore normale corrisponde al prezzo mediamente praticato per beni o servizi analoghi in condizioni di libera concorrenza e nello stesso stadio di commercializzazione.
Inoltre, l’art. 11 dello stesso decreto stabilisce che, nelle operazioni di permuta, ciascuna cessione o prestazione deve essere considerata autonomamente ai fini IVA. Ciò significa che ogni operazione viene assoggettata a imposta sulla base del valore normale del bene o del servizio scambiato.
Il disallineamento con la normativa europea
Questo meccanismo, applicato in modo generalizzato alle permute, non è perfettamente coerente con quanto previsto dalla Direttiva IVA 2006/112/CE. La normativa europea, infatti, consente il ricorso al valore normale solo in casi specifici, in particolare quando le operazioni avvengono tra soggetti legati da rapporti particolari (societari, familiari o finanziari) e vi sia il rischio di alterare la base imponibile.
Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha chiarito che l’utilizzo del valore normale non può essere applicato in modo generalizzato alle operazioni di scambio. Proprio per questo motivo la Commissione europea ha avviato un confronto con l’Italia nell’ambito della procedura EU Pilot 2022/10314, chiedendo l’adeguamento della normativa nazionale.
La nuova base imponibile IVA delle permute dal 2026
Per superare questa criticità, la Legge di Bilancio 2026 interviene modificando l’art. 13 del D.P.R. 633/1972. Dal 1° gennaio 2026, la base imponibile IVA nelle operazioni di permuta sarà determinata: in base al valore dei beni o dei servizi oggetto dell’operazione, calcolato sulla base dell’ammontare complessivo dei costi sostenuti per effettuare la cessione o la prestazione.
In sostanza, il riferimento non sarà più il valore di mercato, ma il costo complessivo imputabile all’operazione.
Impatti operativi per imprese e professionisti
La nuova disciplina richiederà una maggiore attenzione nella ricostruzione e documentazione dei costi legati alle operazioni di scambio. Per le imprese che utilizzano frequentemente le permute – ad esempio nei rapporti commerciali o nei servizi scambiati tra operatori economici – diventerà quindi fondamentale:
- individuare correttamente i costi imputabili alla singola operazione
- mantenere una documentazione contabile chiara e tracciabile
- verificare l’impatto della nuova disciplina sulla determinazione dell’IVA dovuta
La modifica rappresenta, quindi, un passaggio importante verso una maggiore coerenza tra normativa italiana e diritto europeo, con effetti pratici che imprese e professionisti dovranno considerare a partire dal 2026.
A tale riguardo si segnala che il MEF, con proprio comunicato del 12/03/2026, ha preannunciato un provvedimento legislativo di prossima emanazione che interverrà sulla legge di bilancio per il 2026 e che, proprio in tema di permute, preciserà che il nuovo criterio, che assume quale base imponibile IVA delle operazioni permutative e delle dazioni in pagamento l'ammontare complessivo dei costi si applica alle operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026.
Di conseguenza, per i contratti stipulati in data anteriore al 1° gennaio 2026, continuerà a trovare applicazione il criterio del valore normale. Tale soluzione, nel rispetto del principio del legittimo affidamento e di certezza del diritto, consente di preservare gli assetti negoziali già formati secondo la disciplina previgente.
Pubblicato il: 17 Mar 2026 | 16:54

