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L’impatto della sostenibilità in azienda: obblighi e opportunità nei rapporti commerciali

Il team di Studio Alcor ha elaborato un documento che illustra gli effetti della Direttiva europea n.1760 del 13 giugno 2024 (Corporate Sustainability Due Diligence Directive – CSDDD) e le conseguenti ricadute sulle imprese in termini di obblighi di identificazione, prevenzione, mitigazione e limitazione dei danni ambientali e delle violazioni dei diritti umani lungo l’intera catena del valore. Di seguito si riassumono i principali contenuti, in forma argomentativa e senza omettere le informazioni essenziali:

  1. Inquadramento normativo e finalità della Direttiva
  • La CSDDD si aggiunge alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) del dicembre 2022, formalmente entrata in vigore in Italia nel settembre 2024.
  • L’obiettivo della nuova Direttiva è allineare le attività aziendali agli obiettivi globali di mitigazione del cambiamento climatico (Accordo di Parigi) e alla tutela dei diritti umani.
  • Essa introduce pratiche di verifica e controllo lungo la filiera (fornitori, società controllate, partner commerciali) e promuove il dialogo con stakeholder interni ed esterni all’azienda.
  1. Soggetti interessati
  • La CSDDD si applica alle società aventi sede legale in uno Stato membro dell’UE che, per due esercizi consecutivi:
  • Abbiano avuto in media più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto mondiale superiore a 450 milioni di euro.
  • Oppure siano capogruppo di un gruppo che rispetta i limiti indicati.
  • Oppure abbiano (o siano capogruppo di un gruppo che ha) accordi di franchising o licenza nell’Unione per un ammontare almeno pari a 22, 5 milioni di euro nell’ultimo esercizio e, contemporaneamente, un fatturato netto mondiale superiore a 80 milioni di euro.
  • Si applica anche a soggetti costituiti secondo la normativa di un Paese extra-UE che raggiungano le stesse soglie di fatturato all’interno dell’Unione Europea.
  1. Obblighi di controllo e verifica
  • Le imprese devono integrare nelle proprie politiche aziendali un sistema di gestione dei rischi e adempiere a doveri di supervisione del rispetto dei diritti umani e della protezione ambientale.
  • Devono individuare e valutare impatti negativi effettivi o potenziali, assegnando priorità agli effetti più gravi.
  • Viene richiesto di prevedere azioni di prevenzione, attenuazione e, ove necessario, meccanismi per arrestare e riparare i danni.
  • Il dovere di controllo si estende a monte (progettazione, estrazione, approvvigionamento, fabbricazione, trasporto, stoccaggio) e, in parte, a valle (distribuzione, trasporto e stoccaggio del prodotto).
  1. Integrazione con le politiche aziendali
  • L’azienda deve definire chiaramente il proprio approccio, adottare un codice di condotta uniforme per filiali e partner, assicurare l’allineamento di tutti i processi agli obiettivi di sostenibilità e responsabilità sociale.
  • È necessaria la definizione di procedure di adeguato controllo degli impatti, con monitoraggi regolari e aggiornamenti periodici.
  1. Impatto lungo la catena del valore e collaborazione con stakeholder
  • Il dialogo coinvolge dipendenti, sindacati, fornitori, comunità locali, consumatori e chiunque possa essere interessato dagli impatti negativi delle attività aziendali.
  • La Direttiva prevede che le persone che subiscono o temono un impatto negativo possano presentare un reclamo. L’azienda deve garantire canali di comunicazione adeguati a tale scopo.
  1. Monitoraggio, trasparenza e comunicazione
  • Le imprese devono monitorare costantemente l’efficacia delle azioni correttive e pubblicare con cadenza almeno annuale le informazioni sul proprio sito web.
  • Dal 2029, tali comunicazioni dovranno essere trasmesse a un organismo specifico per la pubblicazione nel punto di accesso unico europeo (ESAP), così da rendere pubbliche le informazioni.
  1. Lotta ai cambiamenti climatici e piano di transizione
  • Le società destinatarie della Direttiva devono adottare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici, con obiettivi definiti entro il 2030 e in successive fasi fino al 2050.
  • Devono essere indicate le azioni chiave di decarbonizzazione, i relativi investimenti e il ruolo degli organi di gestione nel raggiungimento degli obiettivi.
  1. Tempistiche e scaglionamento dell’applicazione
  • Gli Stati membri dovranno recepire la Direttiva entro il 26 luglio 2026.
    L’applicazione avverrà in tre fasi:
  • Dal 26 luglio 2027 per le società (UE o extra UE) con più di 5.000 dipendenti e un fatturato netto mondiale (o europeo) di oltre 1, 5 miliardi di euro nell’esercizio precedente.
  • Dal 26 luglio 2028 per le società (UE o extra UE) con più di 3.000 dipendenti e un fatturato netto mondiale (o europeo) superiore a 900 milioni di euro nell’esercizio precedente.
  • Dal 26 luglio 2029 per gli altri soggetti che rispettano i requisiti dimensionali.
  1. Effetti e opportunità
  • È richiesto alle imprese di rivedere le proprie strategie per allinearsi alla CSDDD, in continuità con il recepimento in Italia della CSRD avvenuto il 25 settembre 2024.
  • Sono previste possibili ricadute sulle piccole e medie imprese che collaborano con le società di maggiori dimensioni, soprattutto per le politiche di selezione e monitoraggio dei fornitori.

Tali disposizioni, delineate nel documento “n. 4, 20 gennaio 2025 – L’impatto della sostenibilità in azienda: obblighi e opportunità nei rapporti commerciali”, tracciano dunque le aree di intervento e le scadenze per l’adeguamento delle imprese ai nuovi obblighi di sostenibilità e responsabilità sociale lungo l’intera catena del valore.

I professionisti di Studio Alcor sono a disposizione per ogni approfondimento in merito.

Per consultare l’approfondimento è possibile inviare una mail a info@studioalcor.it.

Pubblicato il: 20 Gen 2025