Ai fini PEX, la classificazione tra le immobilizzazioni dipende dalla destinazione strategica
Con l’ordinanza n. 11695/2026, la Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti in merito al requisito dell'iscrizione delle partecipazioni tra le immobilizzazioni finanziarie, elemento essenziale per accedere al regime PEX (participation exemption) ai sensi dell'art. 87, comma 1, lett. b) del TUIR.
La pronuncia sottolinea come la corretta allocazione in bilancio non debba basarsi esclusivamente sulla durata temporale del possesso, ma sulla reale volontà strategica degli amministratori al momento dell'acquisto.
I requisiti per l'esenzione del 95%
Per beneficiare dell'esenzione dalle plusvalenze da cessione nel regime PEX, l'art. 87 del TUIR richiede l'integrazione di quattro requisiti specifici:
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Possesso ininterrotto: per almeno dodici mesi precedenti la cessione.
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Iscrizione contabile: la partecipazione deve risultare tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso.
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Residenza fiscale: la società partecipata non deve avere sede in territori a regime fiscale privilegiato.
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Commercialità: la partecipata deve esercitare un’effettiva impresa commerciale ai sensi dell’art. 55 del TUIR.
Destinazione strategica vs intenti speculativi
La Cassazione chiarisce che, ai sensi dell'art. 2424-bis c.c., devono essere iscritti tra le immobilizzazioni quegli elementi patrimoniali destinati a essere utilizzati durevolmente. Tuttavia, il criterio decisivo per l'allocazione tra immobilizzazioni o attivo circolante ai fini del regime PEX è la destinazione strategica attribuita dagli amministratori.
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Attivo circolante: deve accogliere le partecipazioni acquisite con meri intenti speculativi o destinate a un disinvestimento nel breve periodo.
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Immobilizzazioni: presuppongono una strategia volta a una detenzione duratura, confermata dalla volontà della direzione e dalla capacità della società di mantenere l'investimento nel tempo.
Il caso di specie: la prevalenza dei fatti sulla classificazione
Nell'ordinanza citata, i giudici hanno confermato la riqualificazione come attivo circolante di una partecipazione che, sebbene iscritta tra le immobilizzazioni, era destinata per accordi negoziali a essere ceduta non appena ottenute specifiche autorizzazioni regionali. La sequenza degli eventi ha dimostrato che il cedente non aveva mai realmente inteso conferire alla partecipazione una valenza di investimento duraturo per l'accesso al regime PEX.
Implicazioni per gli operatori
Anche se basato su una fattispecie elusiva legata a norme oggi abrogate (art. 37-bis DPR 600/73), l'orientamento della Suprema Corte ribadisce che la classificazione di bilancio deve riflettere la sostanza economica dell'operazione.
Per gli operatori, è fondamentale documentare correttamente, già in fase di acquisto, la natura strategica dell'investimento per evitare contestazioni sulla spettanza del regime PEX (participation exemption).
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Pubblicato il: 16 Giu 2026 | 9:00

